Hierarchie
+Berlin (DE)+
Pittura graffiata su 48 lastre di vetro 100 x 200 cm, trattate con acido, animate attraverso un processo di illuminazione a intermittenza.
Installazione realizzata in collaborazione con 56Fili e Airlight Lab per Urban Nation Contemporary Art Museum.
Musica della Banda San Andrés, tratta dalla Processione della Settimana Santa di Segovia del 2011 (Spagna).
Hierarchie è l’installazione di arte pubblica realizzata da Gonzalo Borondo per l’Urban Nation Contemporary Art Museum, progettata come assistenza temporanea per l’area esterna adiacente al museo, nel quartiere di Schöeneberg a Berlino. Quando Urban Nation ha chiesto a Borondo di realizzare l’opera, l’artista stava lavorando nel suo studio per “far muovere i suoi quadri”. Nel frattempo, con 56Fili sperimenta le possibilità di applicare acido sul vetro e studia con Airlight Lab un sistema di illuminazione in grado di rappresentare il movimento senza l’intermediazione di uno schermo.
Hierarchie riunisce diversi livelli di ricerca dell’artista, la volontà di animare la pittura per ampliarne la dimensione narrativa.
L’opera consiste in un’animazione pittorica che scompone l’azione del soggetto in quarantotto immagini, ottenute graffiando la pittura su lastre di vetro trattate con acido, organizzate in tre blocchi da sedici. L’illusione del movimento è stata ottenuta organizzando successivamente ogni foglio, secondo un ordine preciso progettato per essere combinato con un processo di illuminazione a intermittenza, programmato in sequenza. La maggior parte delle opere realizzate da Borondo negli ultimi due anni, tra cui Aria, Golden Gate, Ubiquitas, mostrano azioni cicliche. Nella sua lingua madre, lo spagnolo, il termine bucles identifica questo processo infinito; Gonzalo scrive “l’inizio è la fine e la fine è l’inizio…” all’interno della cappella funeraria dove ha da poco terminato l’opera Cenere.
Le opere dell’artista descrivono questo cerchio, il divenire che il suo occhio coglie nell’esistenza, sentito da lui stesso: lui è flusso, noi siamo flusso.
Hierarchie è la processione di un potere paranoico e schizofrenico, invisibile agli occhi, che mostra contraddizioni.
Un cavallo cammina per le strade di Berlino, cambiando natura a ogni passo.
Borondo individua l’istintività innata dell’enorme bestia (che forse si riconosce), repressa e influenzata dalla volontà dell’uomo, che da secoli governa partner e superiori nella gerarchia. Il conflitto tra istinto e controllo, fiducia e sottomissione irrompe nel bicchiere, enfatizzato dal rullo di tamburi sacro e militare.
La gerarchia è il comportamento processuale del potere che avanza nella storia, senza mai essere lo stesso; nasce, cresce e muore, lasciando spazio al possibile, all’infinito.
Chiara Pietropaoli