Borondo parte da uno dei testi narrativi più antichi al mondo, e senza dubbio uno dei più straordinari, il libro della Genesi, per rivisitare sensorialmente i primi sei giorni della creazione.
In “Settimo Giorno” culmina un lungo processo creativo che Gonzalo Borondo ha saputo intrecciare con la peculiare struttura interna dell’Ex Chiesa di San Mattia, senza trascurare i suoi punti di meditazione, quiete e silenzio.
Per la prima volta in questa mostra, l’artista spagnolo utilizza il video come principale mezzo espressivo: più di sessanta video sono collocati nelle sei cappelle e nell’altare per raccontare visivamente i sei giorni del mito della creazione. I video – quasi un migliaio di fotogrammi in cianotipia, manipolati manualmente -, realizzati con tecniche di sviluppo analogico e combinati con l’attuale tecnologia 3D, rappresentano una transizione tra il passato e il presente e viceversa, sia tecnicamente che concettualmente.
Queste creazioni visive sono integrate negli spazi architettonici, sovrapponendosi ad essi e ricreando una sorta di dialogo non convenzionale tra patrimonio e creazione contemporanea.
In “Settimo Giorno”, la parola modella in modo simile gli spazi della Chiesa di San Mattia attraverso la poesia di Ángela Segovia (Premio Nazionale di Poesia in Spagna), l’autrice dei brani di testo registrati che, sussurrati da lei stessa, lo spettatore sentirà nei diversi spazi, accompagnati dalle note velate della compositrice Irene Galindo Quero (vincitrice del Berlin-Rheinsberger Kompositionspreis).
All’interno della chiesa, immagini, video e suoni raccontano gli abissi della sensazione di trasformazione e accelerazione che domina la contemporaneità, contrapponendola a una possibilità di riposo, un’immaginaria “antigenesi”, un limbo in cui la distruzione, di cui la creazione ha inesorabilmente bisogno, si ferma.